Milano City Marathon, 11 aprile 2010


Sono tornato da dove ero partito. Due anni e mezzo fa la mia prima maratona, a Milano. Oggi mi ritrovo con un personale che mai mi sarei aspettato quando ho iniziato questa avventura. Non sono certo un veterano in questo tipo di gare, ma per la prima volta ho vissuto qualcosa di completamente diverso dalle altre corse. Meno cuore e più testa. Molta meno approssimazione e più calcolo. Gli imprevisti possono sempre esserci e ci sono stati, ma nulla è andato fuori controllo. E poi sempre emozioni, che quando le difese mentali e fisiche si abbassano, cercano di fuoriuscire come fiumi ingabbiati. Basta poco per sentirsi vivi, per godere di piccoli attimi, anche solo di un sorriso, di una stretta di mano, di una pacca sulla spalla. Poi viene la parte agonistica. Questa volta ero molto più concentrato su me stesso, sul passo, sulle forze. Concentrato sul percorso senza farmi distrarre nemmeno dai soliti incivili (per fortuna quest'anno veramente pochissimi) che non sanno lasciare spenta un'auto per una mattinata di vero-sport. Ma tutto questo non si può capire se non si è stati anche solo spettatori di una Maratona. Ed io ve lo consiglio. Per capire cosa veramente voglia dire sacrificarsi per uno sport senza prendere miliardi. Per capire cosa veramente voglia dire tifare per qualcuno, ma anche per chi gli sta davanti e dietro. Io continuo a ripeterlo e non smetterò mai di farlo. Dopotutto se hai corso una maratona tutto il resto poi è più facile. Segue »

Milano City Marathon 2010


La sveglia è suonata alle 5.30. Correre a Milano è un vantaggio perchè sei a casa, ma c'è il rovescio della medaglia che ti costringe ad alzarti un po' prima visto che la partenza non è di fianco all'albergo. Passano a prendermi papà (regista e fotografo ufficiale), mamma (alla sua prima maratona) e Antonella (sue compagna di corsa). Fuori il tempo non è dei migliori. Per tutta la settimana ho pregato e sperato che il weekend fosse coperto al limite anche piovoso, ma che non ci fossero i venti gradi dei giorni precedenti. Ma la sorpresa di nuvoloni carichi di pioggia e spinti da un vento freddo e incessante non me la sarei mai aspettata. La temperatura è piuttosto rigida, ma non si può pretendere la perfezione. Sulla metropolitana che ci porta verso Rho alla partenza, incontro tantissimi altri come noi con tuta e borsa-deposito. Il viaggio non è dei più rilassanti, in piedi già due prima della partenza e a tratti pressati come sardine. Quando fuoriusciamo in zona Fiera ad attenderci un vento gelido. Il cielo sembra aprirsi, ma la temperatura è decisamente bassa. In attesa di portarmi alla partenza mi rifugio dentro ad una tenda-spogliatoio stracolma di gente e con tutta calma mi cambio. Soliti odori e soliti discorsi che ormai conosco. Diversamente dalle altre volte però sono tranquillo. So che la tabella che seguo è perfetta per la mia preparazione ed avendola seguita giorno per giorno non posso non essere fiducioso. Prima di spostarci alla partenza facciamo qualche foto di rito, racchiusi nei cellophan dell'immondizia che ci regalano un po' di tepore. Sulla strada trovo Massimo e Vito, miei compagni di squadra alla Martesana Corse. Cerchiamo i nostri cancelli per l'entrata nelle gabbie della partenza e ci salutiamo. Già dall'ordine e dai controlli lungo i cancelli mi accorgo di quanto l'organizzazione sia stata attenta a tutti i dettagli della corsa. Non c'è pssibilità di sgarrare finalmente. Accompagnati dalle parole dello speaker e sempre in balia del vento dopo qualche minuto c'è lo sparo che dà il via.

Ci impieghiamo poco più di un minuto a passare sotto il gonfiabile della partenza. Davanti a noi un serpentone di tifosi e giornalisti ci dà la carica. Io e Massimo siamo fianco a fianco. Seguiamo i pacemaker delle 3h 30', nostro obiettivo. In realtà sarei ben lieto anche solo di fare meglio di Firenze. Ci accorgiamo subito che il passo è abbastanza alto, molto al di sotto dei circa 5 min/Km che dovremmo seguire. La prima parte di gara è completamente in periferia, tra strade in campagna, qualche paese e qualche statale a doppia carreggiata. Forse un po' troppo stretto il tratto riservato e transennato per  un gruppo di corridori così compatto. Qualche dolorino compare subito, soprattutto alla schiena visto che il giorno prima ho lavorato in giardino. Cerco di non farci troppo caso e scaccio i pensieri. Entrando a milano verso il 10 Km l'atmosfera cambia. Qualche sporadico gruppo di tifosi ogni tanto cerca il proprio beniamino. Ritorno su strade che conosco, costeggiando il Parco di Trenno e la zona di San Siro come nella DeeJay Ten e intanto conto i chilometri in attesa del quattordicesimo dove so di trovare i miei tifosi. Avvicinandomi al semaforo di Lampugnano già in lontananza vedo Sara che agita cappellino e occhiali per sapere se ne ho bisogno e papà con telecamera e macchina fotografica in posizione. Saluto, linguaccia e via.
Inizia la parte secondo me più monotona della gara verso il Castello Sofrzesco. Solo sei chilometri, ma pesanti. Strade anonime e soprattutto una fastidiosissima aria fredda che ad ogni incrocio soffia lateralmente. Ogni due chilometri e mezzo non mi lascio sfuggire ristori e spugnaggio. Massimo è sempre con me e stiamo qualche decina di metri più avanti del gruppone delle 3h 30' per stare più larghi e non doverci preoccupare di rischi di cadute e sorpassi poco ortodossi. Qualche piccolo dolore nuovo compare e scompare ad intermittenza tra gambe e spalle. Quando in vista del velodromo sbuchiamo in Corso Sempione, sfilando appena prima il cartello dei 39 Km che diventerà reale solo al secondo giro, ritorno su strade conosciute e appena percorse qualche settimana prima alla Stramilano. A pochi chilometri di distanza l'uno dall'altro sono disseminati piccoli palchi con gruppi che suonano a tutto volume e ci accompagnano incitandoci nelle nostre fatiche. Appena prima del 20 Km cominciano invece a sentirsi le urla di incitamento per l'arrivo alla Mezza Maratona e del secondo gruppone di scambio della Relay-Marathon, la staffetta 10x4 per la prima volta a Milano. Uno stuolo di gente applaude e ci dà una carica incredibile al nostro passaggio. La scarica di adrenalina fa aumentare subito il passo. Poco prima del passaggio alla nostra mezza Massimo incontra la propria scorta in bici. Passiamo sotto il gonfiabile con il cronometro che segna 1h 43' 47", ritmo che solo poco tempo fa tenevo solo per i 21 Km. Comincia qualche piccola salita e discesa attorno ai bastioni di Porta Venezia e le subisco. Poco dopo quasi per caso incontro invece Mathias, appena partito per la sua mezza. Ci scambiamo quattro parole mentre ci incamminiamo verso Piazza San Babila. So che poco più avanti ci saranno ancora i miei, ma comincio a sentire le gambe pesanti. E siamo solo attorno al 24 Km. Il passaggio in centro città porta molti spettatori lungo le transenne. Il sole ogni tanto prova a farsi intravedere tra le nuvole che ancora viaggiamo veloci sospinte dall'aria fredda che in più di un'occasione ci troviamo ad affrontare in senso contrario. Sotto il Duomo non è la Madunina ad incitarci, ma ancora Sara e papà. Sorriso, linguaccia e via. E' incredibile la forza che dà il solo sapere dove incontrare i propri angeli-custodi. So che è solo una questione di testa, ma tanto basta. Infatti appena sorpassati, mentre giriamo lungo Piazza Duomo, la sensazione di pesantezza aumenta. Capisco che è ora di far fronte ai rifornimenti e, anche se avrei voluto tenerlo per qualche chilometro più avanti, apro il primo gel. Ho subito una sensazione di benessere e posso passare ancora sorridente dalla parte opposta della piazza dove Sara e papà si sono velocemente spostati. Sorriso, linguaccia e via. Massimo sembra stare meglio di me, mentre Mathias ci saluta preferendo non tenere un ritmo di gara così alto. Ogni tanto qualcuno con un passo un po' troppo veloce ci sorpassa e rimango sorpreso. Poi invece capisco che sono gli staffettisti, riconoscibili anche dal bracciale colorato che hanno al polso.
Il ritorno verso Porta Venezia è la parte dove comincio a fare un po' più di fatica. Mi sembra presto per essere in crisi e comincio a pensare forse di non riuscire più a tenere il ritmo o addirittura di poter arrivare alla fine. Ma è solo una questione mentale. Non decelero. Anche i primi crampi cominciano a farsi sentire e una volta instradati sulla circonvallazione interna ritorniamo nuovamente sul percorso della Stramilano. Non so per quanti altri valga lo stesso, ma il fatto di correre lungo vie che conosco mi aiuta tantissimo per valutare sia le distanze tra i vari punti di riferimento sia le forze. Rinvigorisco e riprendo controllo pienamente sia delle mie forze che della testa.
Davanti alla Bocconi il terzo cambio di staffetta. Una folla urlante ci accoglie come sempre. Ancora una volta mi stupisco di quanta energia riesca a passarti. Mi rendo conto di avvicinarmi al 32 Km dove solitamente la mia vera crisi è in agguato. Coscientemente apro il secondo gel cercando di combattere preventivamente il cedimento fisico. Nel passaggio sui Navigli intravediamo una maglia della Martesana Corse e riconosciamo Andrea. Piano piano ci avviciniamo mentre lui rallenta e dopo poco lo passiamo, proprio nel punto che temevo di più. Ma... nessuna crisi. Nessun cedimento. Anzi un piccolo strappetto prima della Darsena fa cedere Massimo che rimane poco dietro di me. La salita mi segna un po' le gambe rallentando il passo, complice il passaggio sui lastroni dissestati lungo l'alzaia. Da qui in poi non mi volto più in dietro fino all'arrivo dei 42,195 Km né per vedere dove si trovi Massimo né per vedere dove sia il gruppo dei pacemaker delle 3h 30'.
I crampi cominciano a farsi sentire più forti sul retro-coscia mentre del dolore alla schiena che temevo di più all'inizio non c'è più traccia. Ristori e spugnaggi sono delle vere oasi, ma più che un rifocillamento mi servono come rinfresco. Un sorso e nulla più. Mi riprendo bene e sento di potercela fare. Anche il cronometro non mi preoccupa sapendomi ormai avanti di qualche centinaia di metri dai palloncini. La testa cerca qualche appiglio per non crollare e la mente va da sola a trovare le sue motivazioni. So di non essere solo. Ogni tanto gli occhi mi diventano lucidi ma reagisco per non crollare psciologicamente. Sorrido e lascio poi che siano acqua e sudore a fare scivolare tutto via.
Lungo alcune vie verso la zona di San Vittore coperte dal vento il sole di mezzogiorno si fa sentire pesantemente. Il passo è più che buono e al di là di ogni mia aspettativa. Sento di aumentare gradatamente con un ritmo intorno ai 4' 50" al chilometro. E pensare che solo due anni fa era il rtimo che a fatica mantenevo nella mezza. Certo la fatica ora si legge in faccia dove il sorriso e le smorfie non trovano più posto. Prima di circumnavigare la vecchia Fiera di Milano incontro per l'ultima volta Sara e papà. Sara mi offre la bottgilia d'acqua che le avevo affidato per il finale ma non ne ho bisogno, mentre mio papà mi rincorre telecamera alla mano come un inviato di Striscia. Questa volta nessun sorriso, nessuna linguaccia. Solo un cenno. E concentrato li supero.
Proprio mentre sto per arrivare allo spugnaggio del 37,5 Km mi accorgo di quella che può considerarsi l'unica vera crisi di questa impeccabile Maratona. Da un secondo all'altro mi accorgo che incoscientemente rallento di colpo il passo, come se il fisico non volesse più andare oltre. Come da uno spavento mi scrollo e prontamente reagisco. Riprendo subito il passo che avevo e sfilo l'ultima dose di gel rimastami in tasca. Pensavo di non averne più bisogno. E' stato solo un attimo, velocissimo e poi sono di nuovo in corsa. Vedo il Velodromo e so che ormai siamo alla fine. Ripasso il cartello dei 39 Km incontrato un'ora e mezza prima e mi reimmetto lungo Corso Sempione guardando davanti a me la cima del Castello Sforzesco. La musica delle casse di Radio DeeJay mandata a tutto volume lungo tutto il rettilineo mi da un po' fastidio, ma soprattutto è il rettilineo stesso a sembrare non finire mai. Poi è solo una corsa verso il traguardo.
Aumentano le transenne, aumenta la gente che applaude ed urla. Aumenta il ritmo di corsa inconsciamente anche di solo qualche secondo. Qualcuno cede e si butta a terra invaso dai crampi. In tanti camminano. Lo sguardo fisso in avanti, un sorriso strizzato. So che Sara è già in postazione prima dell'arrivo ma non so dove. Dopo il passaggio sotto il gonfiabile dell'ultimo chilometro è un trionfo. Molto meglio dell'arrivo di Roma o Firenze. Una folla festante e urlante applaude mentre lo speaker li intrattiene. E' già passata più di un'ora dall'arrivo dei top-runners ma ognuno dei presenti aspetta il suo e incita gli altri, soprattutto quelli più in difficoltà. Sento Sara urlarmi qualcosa mentre le passo davanti poi c'è solo il traguardo. Finalmente risorrido, saluto chi dall'alto è stato con me e mi ha aiutato e taglio la linea d'arrivo con l'ultima linguaccia. Il cronometro segna 3 ore 26 minuti e 12 secondi. Solo mentre cammino mi accorgo di quanto sono andato oltre il ritmo che mi ero imposto. Più avanti vedo Raffaella, neo-compagna di squadra e amica di Luisa e la saluto. Praticamente abbiamo fatto lo stesso tempo con solo qualche secondo di scarto.

Mentre vado a ritirare la mia più che meritata medaglia guardo quelli che sono attorno a me. C'è chi non sta più in piedi e chi ha bisogno di qualche cura medica. Gli sguardi sono stravolti. Ma più di tutto è la felicità di avercela fatta e di essere arrivati che si scorge negli occhi di chiunque. La soddisfazione di aver vinto una battglia contro sé stessi, da soli o con l'aiuto di altri. E quella medaglia che si stringe tra le mani racchiude tutti i mesi ed i chilometri di sacrificio che ci sono dietro a quei soli quarantadue di giornata. Ripenso alla mia di corsa. Ripenso alle mie precedenti maratone e mi sembra qualcosa di incredibile, non tanto per il personale ma per come è arrivato. Fisicamente, nonostante i dolori muscolari e gli indolenzimenti, mi sento bene e soprattutto di testa mi rendo conto di aver avuto sempre il controllo. Ritiro la borsa che avevo lasciato a Rho e mi siedo sull'erba per cambiarmi. Aspetto Sara che so che arriverà. Quasi non mi sembra vero che ancora una volta sia finita, ma so che di certo non sarà l'ultima. Ormai l'autunno è alle porte.

La mia Maratona di Milano in numeri:
Pettorale: 4245
Posizione: 952 (su circa 7000 partecipanti)
Tempo di gara finale: 3h 27' 19"

Passaggi:
Km 10: 49' 04" [5' 01"]
Km 21: 1h 43' 47" [4' 55"]
Km 30:  2 h 27' 26" [4' 54"]
Km 42: 3h 26' 12" [4' 49"]



Articolo tratto da: Corro Ergo Sum - http://www.corroergosum.altervista.org/
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